Andrea Ceccarelli

Se Renzi cambia la sinistra…

Magari non avrà “smacchiato il giaguaro” (ancora ho da capire bene che cosa volesse dire Bersani), ma domenica qualcosa – o forse più di qualcosa – è cambiato nella politica italiana. Lungi da me la voglia e la capacità di fare analisi approfondite, ma la schiacciante vittoria di Renzi alle primarie del PD è un vero e proprio terremoto, di cui – credo – il nostro Paese avesse bisogno.

Alla fine, scusate il “refrain” che ogni tanto mi trovo a riproporre, le spiegazioni più semplici finiscono per essere quelle più vere. E, allora, semplicemente, credo che Matteo rappresenti la voglia di modernizzazione e, mi verrebbe da dire, di “laicità” (intesa nel senso di libertà intellettuale) che percorre gran parte del Paese e del popolo di centrosinistra. Abbiamo un gran bisogno di adeguare o di cercare di adeguare i tempi della politica a quelli di un mondo nel quale i cambiamenti hanno assunto ritmi sempre più veloci e convulsi. E se, da un lato, abbiamo capito che la democrazia è un bene irrinunciabile e che perfino la burocrazia può essere un suo inevitabile corollario, dall’altro non sopportiamo più che lungaggini e liturgie abbiano preso il sopravvento al punto di svuotare di significato la politica (cioè, etimologicamente, il “governo della città”, il “governo della cosa pubblica”). Il nostro è un Paese stanco: stanco delle solite facce, stanco delle urla e delle offese dei talk show, stanco dei partiti, ma soprattutto sfinito dall’assenza di politiche vere, cioè di soluzioni da dare ai tanti problemi che ci affliggono.

 

 

Non è un problema di leggi, del resto il Parlamento italiano è, diciamo, “sovraffollato”, ma non molto produttivo: negli ultimi anni, è riuscito ad approvare ben una (1!) legge al mese. No, il problema non è della produzione legislativa, anzi – con i parlamentari che ci ritroviamo – è bene che di leggi ne facciano poche, visto e considerato che il nostro è il Paese che vanta un “patrimonio” di circa 200000 (duecentomila!) leggi, a fronte delle 3000 in Gran Bretagna, delle 5500 in Germania, delle 7000 in Francia. Il problema credo sia di efficacia, efficienza, tempestività delle norme e sono sicuro che, se ci fosse una Champions League dei Parlamenti europei, non riusciremmo a passare nemmeno le eliminatorie.

Durante la campagna per le primarie, Matteo ha detto molte cose, ma tre mi sembra siano state quelle centrali: risparmio sui costi della politica, abolizione del Senato e diversificazione dei compiti delle due Camere, sistema elettorale imperniato sul doppio turno, sul modello di quello usato per i Sindaci. Secondo me, sarebbe un bel passo in avanti sulla strada dell’ammodernamento del nostro sistema politico istituzionale.

Aggiungerei, ma in qualche occasione Renzi l’ha giustamente ricordato, sfoltimento legislativo e sburocratizzazione. Non ho altro da dire, Renzi ha dimostrato ampiamente di essere il più bravo di tutti e spero che usi questa occasione irripetibile per trasformare il PD ed il Paese.

Pensierino della sera: dicevamo di un Paese stanco. Io credo che il nostro Paese – e il popolo di centrosinistra – sia stanco anche di alcuni miti o tabù che hanno caratterizzato il linguaggio e l’azione politica di certa cultura progressista. “Chi l’ha detto – cito Matteo – che abbassare le tasse non sia una cosa di sinistra?”. “Si può essere di sinistra – sempre lui – senza pensare che la parola merito sia una parolaccia e si può essere di sinistra dando garanzie a chi non le ha avute e non solo difendendo quelli che sono già garantiti…” e via continuando.

Ecco, il rinnovamento passa anche da qua, ossia da un recupero di laicità, di libertà intellettuale, appunto, nei riguardi di concetti che forse nella storia della sinistra sono stati sottovalutati o sottaciuti, ma che non per questo non hanno o non hanno assunto dignità e diritto di cittadinanza anche nelle battaglie delle forze progressiste. C’è ancora un grande patrimonio storico, culturale, sociale, politico dalle parti della sinistra, c’è ancora un grande passato da tutelare e da riproporre alle generazioni che verranno nel nome del cambiamento e del riformismo possibile. Ma quel passato, quella tradizione gloriosa, quella storia per certi versi eroica rischierebbe di scomparire se non la adeguassimo ai tempi e se continuassimo ad essere fedeli alla linea, ma lontani anni luce dalla realtà. A noi tutti, a tutto il popolo del PD senza distinzioni, sta il compito di dare al centrosinistra ed al Paese un futuro all’altezza di quel passato.