Andrea Ceccarelli

Le scale della mi’ nonna ovvero come (si potrebbe) risparmiare un bel po’ di soldi pubblici e vivere felici. O meno incazzati.

 

Breve, brevissima riflessione di fine anno,sollecitata da un articolo pubblicato (solo?) dal “Corriere della Sera” di sabato 28 dicembre. Dunque: il Consiglio dei Ministri del 17 dicembre ha nominato 22 nuovi prefetti, che vanno ad aggiungersi ai 185 esistenti fino all’altro ieri. Niente di male o di strano, si dirà, se non che le Prefetture – in Italia , fra Sondrio e Ragusa – sono 105. Domandina, domandina: di grazia, di che cosa si occupano i 102 prefetti che non hanno avuto il privilegio di essere a capo, appunto, di una Prefettura (erano già 185, più i 22 neo-promossi, uguale 207, la matematica è spietata a volte)? Alcuni, d’accordo, saranno – come si dice in “burocratese”? – “allocati” presso il Ministero dell’Interno, ma 107 (centosetteee)? Un’altra notazione curiosa è, come scrive il “Corriere”, che “l’infornata arrivi in contemporanea all’accellerazione sulla chiusura delle province, alle quali i prefetti erano indissolubilmente legati”. Naturalmente, i fortunati non avranno un incarico, ma lo stipendio di prefetto sì, ci mancherebbe, con un notevole e prolungato esborso per lo Stato. Le motivazioni, riportate sempre dal “Corriere”, sono quanto meno singolari e sarebbero perfino comiche, se non ci scappasse da piangere. Dunque, leggete bene: “in vista di futuri tagli al ceto prefettizio, meglio allargarsi, così, se mai domani dovesse arrivare qualche sforbiciata, sarebbe sempre sul di più già ottenuto”. E poi dice che uno rimane basito…

 

 

Ma siccome al peggio non c’è mai fine, ecco un’altra perla , riportata sempre dal “Corriere” (no, non mi pagano per la pubblicità) in questi giorni: alzi una mano chi sa che cos’è il Cnel e di che cosa si occupa. Ok, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è stato istituito nel 1957 con lo scopo di creare un “raccordo fra le forze economiche-sociali del Paese e le Istituzioni “, obiettivo ampiamente fallito, secondo molti costituzionalisti. E quante sono le proposte di legge che il “ConsiglioNazionaledell’EconomiaEccetera” ha elaborato nei suoi 56 anni? Vabbè, non sapete nemmeno questo, ma non è grave, perché non lo sa nessuno (e non lo sapevo nemmeno io fino a quando non mi sono documentato): diciassette, sì di-cias-sette, 17 proposte di legge in 56 anni, nemmeno una ogni tre anni. Costo del Consiglioeccetera una ventina di milioni di euro l’anno. Qualche mese fa, il sito “Dagospia” ha analizzato i costi: 3 milioni e mezzo per il personale, 2 milioni per il Presidente (stipendiuccio da quasi 18000 mensili) , i Vice Presidenti e i consiglieri, 5 milioni per rimborsi erogati a consulenti e partecipanti a vario titolo alle riunioni del Cnel, 3 milioni e mezzo per “elaborare i dati” (?) e poi altre spesucce tipo 350mila per comprare carta, evidenziatori, penne, pennarelli (sono indispensabili per la convulsa attività del Cnel). Naturalmente, e per fortuna, la Corte dei Conti ha provveduto ad aprire un’inchiesta su questi costi e i loro giustificativi, che, devo dire la verità, attendo con un misto di ansia e curiosità. Chiudo qui, perché sennò rischio di rovinarvi il Capodanno, però una brevissima considerazione me la consentirete: da mesi, ormai, alcuni solerti ed austeri dirigenti del Comune di Firenze riflettono, dibattono (fra loro), scrivono, intervengono, sollecitano, rettificano, ribattono, analizzano se sia corretto o meno corrispondere, per certe attività dei consiglieri di quartiere, un gettone di 40 lordi (fanno circa 28 netti), a fronte di un lavoro di almeno due/tre ore. Non c’entra nulla con i prefetti o il Cnel, d’accordo, ma se fosse vero quello che un cittadino mi disse nel corso di un’assemblea? Ve lo cito in fiorentino, perché mi piace di più: “la mi’ nonna la diceva sempre: le scale si cominciano a spazzare dalla cima e non da i’ fondo”. Buon Anno a tutti.