Andrea Ceccarelli

La Storia e Matteo…

Chissà, magari questi ultimi giorni passeranno alla storia come quelli in cui i politici del nostro Paese dettero vita ad una stagione, non più rinviabile, di grandi riforme, quelle di cui l’Italia aveva bisogno per rimanere al passo con l’Occidente. Non so se sarà davvero così, certo è che Renzi ha dato una bella spinta al cambiamento ed è riuscito a riportare il PD al centro della scena politica. Mi limito a questo non perché voglia sminuire il gran lavoro del Segretario, ma perché per ora siamo agli accordi o, meglio, alle “sintonie” (che vuol dire che siamo comunque un pezzo avanti) e le sorprese . soprattutto quando si ha a che fare con il Cavaliere – sono sempre dietro l’angolo. Forse, quello partorito dalla “sintonia” con il PDL e con gli alleati di governo non sarà il migliore dei sistemi elettorali, ma è il migliore di quelli possibili ed è sicuramente migliore – ci voleva poco – di quella schifezza che era il c.d. “Porcellum”. E poi c’è l’abolizione o la trasformazione, fate voi, del Senato in Camera delle Autonomie, che è un tema sul quale si discuteva da qualche decennio. Grande Segretario, sei riuscito a fare in 30 giorni quello che nessuno era riuscito a fare in 30 anni e francamente mi è venuto un po’ da sorridere quando ho sentito qualcuno elogiare le preferenze, dopo averle demonizzate per anni. Vabbè, capita anche questo in politica, come capita di ascoltare sottilissime ed altrettanto inutili analisi su chi ci abbia guadagnato dall’incontro con Berlusconi: sarà Renzi che lo ha sdoganato o sarà stata un’umiliazione per il Cavaliere-costretto-ad-andare-nella-“tana-del-lupo”? E chissenefrega ce lo possiamo aggiungere? Il compagno Deng Xhiao Ping sosteneva che “non importa che il gatto sia bianco o grigio, l’importante è che mangi i topi”. Appunto: il nostro Paese è così mal ridotto ed ha un così urgente bisogno di riforme strutturali che, fossi stato in Matteo, pur di raggiungere l’obiettivo, avrei incontrato anche il diavolo in persona. O quasi… (appunto).